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Tecniche di pesca: l’aspetto!

La tecnica dell’aspetto sul fondo è stata scoperta molto tempo fa nel tenatativo di riuscire ad avvicinare i dentici, successivamente si è visto che è valida per quasi tutte le specie ittiche. Il suo espediente di successo è sicuramente la curiosità innata dei pesci nell’andare a vedere cosa è caduto sul fondo, con la speranza magari che si tratti di cibo.

Sostanzialmente semplice come concetto, l’aspetto prevede un discesa lenta, armoniosa e un appostamento sul fondo che sia soppratutto immobile ma anche sufficientemente coperto da non svelare tutta la nostra massa. La tecnica dell’aspetto può esserre effettuata con successo a qualsiasi profondità come per esempio a soli 2 metri di fondale nel caso delle spigole o a più di 10 metri per avvicinare i dentici.

Sembra facile ma come tutte le tecniche va eseguita a perfezione se vogliamo ingannare i nostri furbissimi pinnuti. Come sempre diciamo che non esistono regole assolute ma ogni pescatore avrà il suo personale perfezionamento, e in questo articolo vi riporto le mie ossevazioni imparate soprattutto più dall’esperienza che dal “sentito dire”.

Come prima regola la sicurezza, per fare l’aspetto dobbiamo a volte rimanere sul fondo per un bel po, quindi riposo e ventilazione saranno i nostri primi pensieri che non dobbiamo assolutamente  sottovalutare. La capovolta sarà calma e silenziosa, altrimenti non troveremo nulla al nostro arrivo, e la discesa invece deve essere effettuata pinneggiando lentamente in modo da farci percepire, ai pesci al di fuori del raggio visivo, come un oggetto che sta cadendo sul fondo.

Per portare a termine un aspetto con successo è importantissima la scelta dell’appostamento, dobbiamo scegliere prima la direzione da cui crediamo possa arrivare il nostro sfortunato pescione e poi dobbiamo identificare una zona idonea ad occultarci quasi completamente, come una conca o una serie di massi abbastanza alti. Infatti scendere e rimanere appollaiati su uno scoglio, magari visibili per più della metà del nostro corpo, è praticamente inutile a meno chè la nostra preda non sia particolarmente stupida. Scegliamo dei ripari abbastanza alti, tenendo conto che la nostra ipotetica preda potrebbe arrivare nuotando a mezz’acqua, quindi da una posizione più alta.

Il nostro riparo deve contenere possibilmente tutto il corpo, dalle pinne fino al fucile, bisogna occultare tutta la figura soprattutto nella direzione da cui ci aspettiamo le visite. Il fucile conviene tenerlo dentro il riparo e pronto a farlo scattare fuori con un minimo gesto, infatti è preferibile tenere sporgente solo la punta.

Una volta raggiunto il fondo e l’appostamento desiderato dobbiamo “spiare” con discrezione al di là del nostro scoglio e percepire qualsiasi sagoma in avvicinamento, se vogliamo guardarci intorno dobbiamo ruotate il capo lentamente, alcuni esperti riescono pure a sfilarsi il tubo aeratore. Se il pesce è in arrivo è importantissimo rimanere immobili, non muovere un muscolo e non fare nessun rumore, basta infatti poco, anzi pochissimo, come urtare le pinne o il fucile sugli scogli per spaventare la nostra eventuale preda. Quando il pesce è ancora lontano abbiamo limitati margini di manovra per aggiustamenti di mira o postura.

Supponiamo che siamo riusciti ad attirare l’attenzione di un bel sarago ma non vuole avvicinarsi più di tanto, la migliore cosa da fare è ritirarsi lentamente dietro al riparo in modo che lui non ci possa più vedere, questo farà scattare la sua curiosità e sarà costretto ad avvicinarsi se vuole vedere cosa c’è dietro quell’anfratto. Purtroppo neanche noi in questo caso riusciremo a capire se si sta avvicinando oppure no, qui ci vuole l’esperienza per capire quanti secondi aspettare per poi uscire allo scoperto e sparare fulmineamente.

Ecco alcune immagini trovate in rete per farvi vedere un pesca sub all’aspetto.

Questa non mi piace molto, sia perchè non mi sembra esteticamente il massimo appoggiarsi sul fondo sabbia con la muta nera (i forti contrasti sono più visibili) e anche perchè in questo caso si è coperti poco ed  esclusivamente da una unica direzione.
Neanche questa va bene secondo me perchè troppo sporgente dal dosso a cui si è appoggiato, il mimetismo però è buono.
Ecco un ottimo aspetto, tutto il corpo e il fucile sono coperti dai pesci che gli arrivano di fronte, e anche se non si vede bene dall’immagine, il sub è coperto anche dal lato sinistro.
Anche questo appostamento ha una buona resa, grazie alla posidonia alta il sub è riuscito ad appoggiarsi in un avvallamento e ad occultare il fucile nelle alghe.

Apnea e metodo
Per un buon aspetto è anche necessaria una buona prestazione fisica, la preda può presentarsi al nostro cospetto appena tocchiamo suolo oppure dopo parecchio tempo, tuttavia in salvaguardia della nostra sicurezza è bene non fermarsi mai al limite delle possibilità. In qualunque caso o imprevisto è sempre consigliato risalire con un po d’anticipo.

Purtroppo siamo spesso spettatori dei filmati su internet o nei dvd specializzati di questi famosi campioni che riescono a rimanere per 2 minuti ben oltre i 10 metri di fondo ad attendere le loro eccezzionali prede, in realtà noi comuni pescatori (me compreso) siamo ben lontani da simili prestazioni, questo non vuol dire che non saremo in grado di portare a casa le medesime prede.

Comunque, vi consiglio di effettuare i vostri aspetti rimanendo in attesa dell’avvicinamento per circa la metà del vostro tempo di apnea, se niente di buono si è materializzato in questo frangente allora potete tranquillamente risalire e cambiare zona, anche perchè se si avvicina una bella preda e siene vicini al limite d’ossigeno non avrete la necessaria lucidità per portare a termine l’avvicinamento degli ultmi metri. Procedete in superficie spostandovi in diverse direzioni per almeno 20 metri prima di riprovare un nuovo tuffo, è molto più efficace tentare tante piccole apnee che poche ma lunghe.

Il Fucile
Ecco finalmente che i promotori della potenza possono dare sfogo alla loro mania, l’aspettista puro infatti adotta fucili medio-lunghi. E’ proprio qui che si vedono utilizzare arbalete dal 100 in poi con più di una gomma oppure fucili pneumatici ultra pompati o modificati sottovuoto. Grazie al fatto che normalmente l’azione di pesca all’aspetto si conclude con un tiro al libero, quindi senza il rischio di centrare uno scoglio, il pescasub può finalmente permettersi il lusso di usare il cannone che ha curato e costruito per tutto l’inverno.

Aggiungiamo pure che un fucile potenziato se non è equilibrato e di massa inadeguata effettuerà dei tiri forse lunghi ma scarsamente precisi, soprattutto oltre i 3 metri di gittata, e sfido chiunque a colpire con precisione le normali prede (sotto il chilo) a distanze siderali.

Attenzione però, perchè può capitare di scendere per un aspetto e trovarsi inaspettatamente una preda di mole intanata o rasente lo scoglio che ci fa maledire il giavellotto con cui siamo scesi. Oppure capita più spesso che abbiamo scelto la giornata sbagliata per l’aspetto e tutto il pesce, non si sa perchè, si trova sottocosta e dobbiamo insidiarlo all’agguato. Per questi motivi è sempre bene avere 2 fucili (corto e lungo) o come molti preferiscono un 90 allestito in modo universale e non esasperato.

Test Scarpetta Salvimar Delta One

salvimar delta one Con l’acquisto delle mie pale in carbonio ho deciso di accessoriarle con una scarpetta di adeguata performance. Dopo aver letto un po di forum e con il consiglio del venditore delle pale ho scelto la scarpetta Salvimar Delta One.

Esteticamente si presenta bene, morbida nella parte superiore e rigida la suola. La taglia per me è 43/44 avendo un 42 di piede e calzari da 3mm.

La parte del tallone è molto morbida e con una comoda linguetta a V sporgente, infatti provo a indossarla e il piede entra facilmente senza nessuna costrizione, anche toglierla è altrettanto comodo. La prima sensazione è eccellente sento il piede fasciato sul collo ma non stretto, percepisco una presa salda ma allo stesso tempo comoda sia sopra che sulla pianta.

Provo le prime pinneggiate e avverto una buona trasmissione dell’energia, merito sia della suola rigida che della fascia sul collo, la pinna spinge bene in tutti i sensi e questo vantaggio non è da tutti i modelli. Complimenti al progettista. Dopo 3 ore di pesca non ho nessun fastidio ai piedi, anzi quasi mi dispiace togliere le pinne, stavo bene come con una scarpa da jogging. Il tallone non ha subito alcun sfregamento, come spesso accade quando compriamo un nuovo paio di scarpe e io sono spesso soggetto a questo difetto.

Soddisfatto in tutto, per la migliore in mio possesso e io posso portare la testimonianza di ben 3 tipi di scarpetta, omer millenium, omer stingray e mares razor, tutte con i loro pregi e difetti. Ovviamente però prendete le valutazioni come personali, non abbiamo tutti lo stesso piede, fortunatamente il mio è alquanto standard.

Fai da te: incollare le pale in carbonio

Le pinne in carbonio sono un  acquisto quasi obbligato per tutti i pescatori più evoluti. Oggigiorno molti di questi acquisti vengono fatti online e per corrispondenza quindi ben presto avremo tra le nostre mani queste amate pale, rimane quindi il problema della scarpetta. Ovviamente dovremo comprare anche le scarpette o cannibalizzare un vecchio paio di pinne.

Grazie alla chiaccherata fatta con Tony, titolare di Carbonio GFT, vi illustro la procedura consigliata per incollare la scarpetta con le pale.

Prima di tutto diciamo che ci sono due metodi per fissare le pale, con o senza viti. Per avere una realizzazione duratura e ferma è meglio usare le viti, purtroppo però bucando le pale indeboliamo la struttura e potrebbe verificarsi una rottura sotto sforzo proprio nei pressi dei buchi. Figuriamoci poi se non facciamo un lavoro preciso e pulito, prorio per questo decade la garanzia delle pale in carbonio nel momento che interveniamo con il fai da te. Molti infatti preferiscono procedere semplicemente con l’incollaggio.

Tuttavia la GFT Carbonio offre gratuitamente a tutti i suoi clienti l’operazione di applicazione della scarpetta mediante fori e viti. Se spedite le vostre scarpette avrete il prodotto finito in pochi giorni e manterrete gli estremi di garanzia originali.

L’operazione di incollaggio mediante silicone comunque è semplice, dovete procurarvi il silicone SIKAFLEX 291 (va bene anche il silicone per carrozzieri per parabrezza auto) e la colla ATTACK gel. Assolutamente non usate il comune silicone da brico per il bagno di casa.

Ecco il video della procedura :

Prova Arbalete Omer XXV 90

Con XXV e XXV Gold la Omer Sub ha introdotto nel mercato una misura inconsueta di fusti per arbalete, invece del classico 28mm misurano solo 25mm di diametro, inoltre in carbonio. La durezza del carbonio assicura il rischio di imbarcamento per questo fusto più sottile. A coronare l’esperimento Omer Sub ha inoltre realizzato un calcio più sottile chiamato T10 (discendente del classico T20). La testata invece è la moderna soluzione polivalente che permette l’uso aperto, chiuso, con la coppia di elastici o singolo circolare. XXV è il modello con fusto circolare semplice  e XXV Gold con guida asta integrale, quest’ultimo viene inoltre venduto già equipaggiato di mulinello.

Tutto sommato ci troviamo di fronte ad un arbalete minuto e minimalista, esticamente bello, leggero e dal brandeggio eccellente. Sicuramente controtendenza rispetto ad altri marchi che immettono sul mercato prodotti sempre più “cattivi”. Probabilmente la Omer Sub ha pensato di rivolgersi ad una precisa fascia di pescatori, fornendo un prodotto ottimizzato per l’agguato e la pesca sottocosta.

Solo di recente mi sono reso conto che per me l’espediente migliore per il pesce sottocosta è il brandeggio del fucile. Mi spiego meglio, ho tanti fucili sia pneumatci che ad elastici, di tutte le misure e potenze, che mi sono man mano modificato ed allestito per vare esigenze. Fra tutte le uscite in mare, le più comuni sono state quelle trascorse setacciando l’immediato sottocosta, proseguendo all’agguato e qualche aspetto, in questa circostanza mi è capitato spesso di trovarmi di fronte a prede non aspettate che sbucano fuori da tutti gli anfratti e che non mi danno il tempo di girare il fucile. Ad un certo punto quindi ho deciso che mi serviva un fucile molto brandeggiabile e abbastanza potente per qualunque evenienza, così ho deciso di comprare l’omer sub XXV 90.

Ho preferito XXV invece del Gold perchè da tempo volevo provare una soluzione senza guida asta, ho il sospetto che nonostante la garanzia di miglior precisione il guida asta integrale provochi anche un leggero attrito, ho quindi immaginato che con questa versione avrei potuto realizzare dei tiri più veloci. Alcuni marchi, come la C4 infatti, seguono questa filosofia. Ho scelto il 90 perchè volevo comunque un arbalete capace all’occorenza di tiri lunghi.

Come prima cosa ho tolto il ponte in testata e la coppia di elastici, preferisco la classica testata aperta con un elastico circolare per avere una visuale pulita che mi permette di mirare con l’asta stessa. Verifico l’asta di serie e riscontro che è da 6,3mm, la misura che volevo per il mio esperimento, quindi la impombo con un sagolino leggero da 120. Infine monto un circolare da 16 tagliato a 56cm con ogiva in dyneema. La scelta della gomma da 16 è per benefeciare più della precisione che della potenza. Noto che l’asta al centro tende a incurvarsi leggermente sotto il suo stesso peso, per non avere il dubbio di un tiro storto allora taglio solo 5cm di guida adesivo (della stessa omer) e lo incollo al centro del fusto, ora è perfetto. Il fucile è pronto per il mare, se tutto va come previsto dovrei avere un arbalete dal tiro bruciante per i primi 2 metri e capace di girarlo rapidamente.

Ore 7:00 di mattina, il mare è calmo e privo di bagnanti purtroppo però mi guardo un po in giro e capisco che è una giornata povera di prede, un deserto! Non mi perdo d’animo, la mattina è ancora lunga e comunque devo testare un po tiri, quindi procedo con calma e speranza.

L’arbalete XXV è sottilissimo, sembra quasi di avere la sola asta, si gira in tutte le direzioni molto più rapidamente dei moderni modelli con il fusto a osso di seppia. Così come l’ho configurato è pulitissimo e riesco a portare la mira su qualsiasi cosa con naturalezza. I tiri nonostante l’elastico da 16 risultano molto veloci, non ho strumenti di misura se non l’esperienza e l’occhio allenato, la sagola viene stesa in un attimo.

I risultati infatti non mancano su 7 prede sparate 5 centri, 2 spigole, 2 saraghi e 1 cefalo ritorneranno a casa con me, purtroppo un’altro sarago e un’orata sono riusciti a prendersi gioco di me e della mia attrezzatura, praticamente non c’era altro da sparare quel giorno. Tutto sommato un ottimo risultato grazie proprio all’espediente di un brandeggio rapido e un tiro veloce, almeno 3 di quelle 5 prede non avrei avuto la possibilità di portarle a tiro con un’altro fucile più costoso e potente.

Conclundendo, il fucile Omer XXV è buono, ben rifinito, costa poco e il suo punto di forza è il brandeggio immediato e il tiro istintivo. Se vogliamo trovarli una pecca direi che preferivo l’impugnatura del cayman, la T10 è sottile ma un po alta.

– Aggiunta del 30 Luglio –

Ho effettuato la seconda prova in acqua, dopo un paio di tiri sbagliati mi sono accorto che l’asta andava leggermente in basso dal punto in cui miravo ho quindi rimosso il pezzettino di guida asta aggiunto da me e ho ricominciato a centrare perfettamente le prede. Probabilmente il guida asta adesivo, progettato per i fusti da 28mm, è più alto di quello che serve e forse provoca un lieve rimbalzo dell’asta al momento dello sparo. Quindi il fucile è perfetto così com’è all’origine. Per la cronaca, ho portato a casa un’orata, una corvina e un sarago.

omer airbaletePUBBLICATO UN AGGIORNAMENTO A FONDO PAGINA

Come promesso all’amico Ivan, riporto di seguito le prime impressioni d’uso dell’Omer Airbalet 100.

Il fucile è stato provato durante un paio di brevi uscite mattutine, poco meno di tre ore di pesca, dove purtroppo di prede “sparabili” ne ho visto davvero poche. La prima prova riguarda l’Airbalete con canna allagata, al quale ho abbinato un’asta Seatec Estreme doppia aletta da 7 mm. per 105 cm.

Le aste doppia aletta non mi piacciono per niente. Di fatto sono indirizzate a prede che per ora sono fuori dalla mia portata. Tuttavia era l’unica asta da 7 mm. con codolo che avevo a disposizione (ormai uso soltanto aste “nude”) e quella ho dovuto usare. L’impiombatura è stata realizzata con tre passate di monofilo Asso Tripla Forza da 0,90 ed è stato montato uno scorri sagola Devoto in plastica. Per la prova ho portato la pressione di precarica a 25 ATM.x-power per airbalete

Veniamo al dunque. Confermo che la facilità di caricamento è effettivamente la caratteristica migliore del fucile. A 25 ATM sembra di caricare un 20/22 ATM classico. Certo, la forza da applicare in teoria è la stessa, ma per qualche motivo (immagino grazie al particolare grasso utilizzato), il caricamento risulta fluido e continuo, senza impuntamenti e, in definitiva, più semplice. L’aggancio è avvenuto al primo colpo, cosa che a quanto pare non riesce a tutti. L’aggancio difficoltoso del pistone è stato denunciato da più parti, ed è sicuramente da attribuire alle diverse geometrie di codolo e dente di sgancio. Durante tutta la pescata una volta soltanto non ho agganciato il pistone al primo colpo, ma la colpa è stata mia. Di fatto non avevo posto sufficiente attenzione nella manovra di caricamento. E’ infatti sempre consigliabile “far sbattere” il pistone a fine corsa, anziché “farlo agganciare” come si fa di solito negli altri pneumatici, e continuare a tenere con forza il carichino per verificare che il pistone sia effettivamente bloccato.

Una volta in acqua, con l’asta da 7 mm. da me utilizzata, il fucile presenta un assetto decisamente negativo in punta, affaticando non poco il polso di chi, come me, è abituato a fucili sottovuoto bilanciati con galleggianti vari. Il brandeggio orizzontale è buono, molto meno quello verticale. L’impugnatura è per me troppo piccola, ma si tratta di una preferenza personale, non legata alla dimensione delle mie mani, assolutamente normali, se non piccole. Con l’Airbalete viene data in dotazione una seconda impugnatura, più grande, che io tuttavia non ho a disposizione.

Comodo lo sgancia sagola laterale, anche se un po’ troppo piccolo. Avendolo modificato (vedi qui), risulta un po’ troppo ballerino e se si tende troppo la sagola (cosa da non fare a prescindere) può non tenere.

Veniamo allo sparo. Il tanto decantato grilletto, a quanto si dice “morbido” e demoltiplicato, non mi ha impressionato per nulla. Lo si può considerare a livello di un fucile canna 11 con spillo da 1,5, niente di più.

I pochi tiri effettuati, su prede di dimensioni modeste, si sono rivelati delle padelle clamorose. Di fatto non sono stato aiutato dalla scanalatura che percorre il serbatoio, ne dalla canna disastata. Per la prossima uscita dovrò portarmi dietro un bersaglio sul quale provare qualche tiro e vedrò di evidenziare il mirino sulla testata. Il rinculo è inesistente, o quasi. Il rumore dello sparo è davvero eccessivo, non paragonabile ad quello di un fucile con asta nuda e X-Power. Con l’asta da 7, il tiro si è portato dietro le tre passate di sagola e ha sbobinato una ventina di cm. dal mulinello serrato. Tuttavia mi è sembrato un po’ troppo lento (sempre raffrontato a un fucile sottovuoto). Ho provato un tiro lungo su un’orata di dimensioni discrete. Faceva parte di un gruppo di quattro che a turno si stavano avvicinando sempre più al sottoscritto, nascosto dietro un cespuglio di posidonia. Ma ci stavano mettendo troppo, e la mia apnea è quella che è… Sparo e l’orata riesce a schivare l’asta, che gli sfreccia di poco a lato.

Questi i risultati della prima prova. Confermo che l’Airbalete adotta soluzioni rivoluzionarie, ma qualcosa di più probabilmente si poteva fare. Chi è abituato a pescare con fucili pneumatici classici, abbinati a sistemi che garantiscano l’assenza di acqua nella canna, può trovarsi disorientato, come il sottoscritto. Probabilmente il tempo di “apprendimento” necessario richiede diverse uscite. Per quanto mi riguarda, anche con pneumatici classici padellavo alla grande, ed ho iniziato a prendere qualcosa soltanto dopo aver montato l’X-Power.

E così, dopo aver montato il kit sottovuoto prodotto da STC, organizzo la seconda uscita con l’Airbalete. Purtroppo mi imbatto nella giornata in assoluto più ventosa di questa stagione estiva, e per provare a fare qualche tiro mi reco in un posto mai battuto prima, probabilmente l’unico a ridosso della costa nord orientale della Sardegna.

Un deserto. Di tiri su prede non riesco a farne neanche uno, quindi riporterò di seguito soltanto le impressioni riguardanti la gestione del fucile. Ho montato per l’occasione un’asta nuda X-Shaft Free monoalettata, prodotta da STC su base Sigal. Impiombatura sempre con Asso Tripla Forza da 0,90 e piccolo scorrisagola Slide Ring per tenere il monofilo parallelo all’asta dopo lo sparo.

Con il sottovuoto l’assetto è migliorato notevolmente, ma rimane comunque negativo in punta. Con asta l’asta da 6,5, che monterò nella prossima prova, dovrebbe essere quasi neutro. Come dicevo, tiri su prede non ne ho fatto quindi non posso dare le mie impressioni su precisione e istintività di tiro. Registro tuttavia un miglioramento del rumore prodotto, un rinculo più contenuto e il tiro davvero bruciante, impossibile da vedere a occhio.

Questo è tutto, per ora. Nelle prossime prove sperimenterò l’Airbalete + X-Power  sia con l’asta nuda da 6,5 mm sia con l’asta da 7 mm più codolo ridisegnato e rondella di battuta in titanio. E speriamo di trovare un po’ di pesce…

AGGIORNAMENTO DEL 02.08.2010

Terza prova con l’Omer Airbalete. L’intenzione è quella di utilizzare un mio vecchio fucile (il mio cavallo di battaglia) durante l’alba, per poi passare all’airbalete con xpower e asta nuda da 6,5 durante il rientro. Invece me ne sono capitate di tutti i colori.
Il mio vecchio fucile non ne voleva sapere di far agganciare il pistone a fine corsa. Quindi, dopo una serie di vani tentativi, ho dovuto rimetterlo nella plancetta.
Prendo l’airbalete, lo armo e dopo poco imposto un aspetto su un basso fondale di alghe e sabbia. Mi si avvicina un branco di mormore, di buone dimensioni. La più grossa del gruppo mi da il fianco a un paio di metri di distanza. Scocco il tiro. Fulmineo! L’asta da 6,5 trapassa la mormora e… questa si allontana stordita. Si è spezzato il monofilo!!! Ma porc…!!!
Recupero l’asta da 6,5 una quindicina di metri avanti, in mezzo a un manto di alghe morte. Di rifare l’impiombatura non se ne parla, quindi prendo l’asta nuda da 7 che avevo montato nell’altro fucile, sostituisco il finale dell’X-Power (una delle cose belle di questo sistema) e regolo l’impiombatura. Intanto l’ora magica è ormai volata via…
Altro aspetto su basso fondale, misto sabbia roccia. Altro banco di grosse mormore che si avvicina. Si avvicina la più grossa (dev’essere una consuetudine). Scocco il tiro, un misto di tiro mirato/istintivo, e questa volta insagolo la preda.  Bene. Mi sposto di una ventina di metri. Altro aspetto, su un tratto di fondale prevalentemente roccioso. Questa volta mi si avvicinano un paio di saraghi, da porzione. Scocco il tiro, d’istinto, e secondo centro consecutivo. Olè, sarà una gran giornata di pesca, penso. E invece da quel momento in poi riesco a padellare tutto quello che mi passa davanti!!!
Al rientro provo un paio di tiri su una bottiglia di detersivo che qualche vandalo aveva lasciato sul fondo. Tiri mirati, scoccati a 3,5/4 metri. Bene, il primo finisce 15 cm. a sinistra,   il secondo 15 cm. a destra. Strano.
Prova comparata rinviata alla prossima uscita. A quel punto saprò dire se i problemi di mira sono dovuti alla mano del pescatore (probabile) o alle differenze tra pneumatico classico e airbalete…

Da un po di tempo si sta sentendo parlare nel mondo dei fucili arbalete di questi elastici da 14mm, a cosa servono? Se pensate che stiamo discutendo di fuciletti per polpi vi sbagliate, l’elastico da 14 è invece stato inventato dagli americani per attrezzare potenti fucili per tonni. Infatti questa piccola misura è la migliore per allestire in maniera graduale un arbalete multi elastico.

Il vantaggio della gomma da 14 è sicuramente un caricamento ultrafacile con qualsiasi misura di fucile, avere livelli di potenza intermedi rispetto alle gomme da 16 o 18, hanno un rinculo molto più morbido e gestibile.

La SigalSub ha ben pensato di aggiungere in catalogo anche questa misura, un elastico esattamente di 14,5mm di diametro, ambra interno e un bel color vinaccia all’esterno. L’elastico è progressivo e restituisce con ottima energia tutto lo stiramento ottenuto, forse prorio per questo l’hanno chiamato “Reactive”.  Il fattore consigliato per il Reactive da 14,5 è del 320%.

Intanto devo dire alla SigalSub (sono quasi sicuro che leggerà questo articolo) che nonostante abbiano fatto un pò di pubblicità non è stato facile trovarli in commercio, ho dovuto fare un giro prima dai rivenditori di zona e poi dai siti e-commerce, poi fortunatamente sono riuscito a comprarli su internet (dove è necessario raggiungere un certo importo per avere l’ordine).  La cosa che mi è dispiaciuta molto è stata la risposta spicciola alla mia email con diversi giorni di ritardo dalla SigalSub, dopo averli chiesto come e dove comprare l’elastico da 14.

Dopo 10 minuti dall’arrivo del pacco avevo già tagliato e preparato una coppia di elastici circolari ad-hoc per il mio arbalete 95, la mattina dopo ero già in acqua a provare. Il colore dell’elastico in acqua è molto bello e se anche il fucile ha una livrea mimetica questo elastico ci sta benissimo. Provo a caricare e mi metto a ridere, l’eastico da 14 lo tiri quasi con una sola mano, aggancio entrambi i circolari in pochi secondi e senza sforzo sullo sterno.

La prima prova è con un asta Omer da 6,5mm per 140cm, apprezzo subito che il tiro è leggermente più potente del singolo da 18 che avevo prima, i 2 giri di sagola vengono stesi bene e con un rinculo minimo, noto però che od occhio l’asta mi sembra lenta. Provo quindi a pescare ma con scarsi successi, il tiro è buono, preciso , potrei bucare qualsiasi dentice però è lento in presenza di prede veloci.

Seconda prova, cambio asta e metto su una SigalSub da 6,3mm per 130cm, riprovo a sparare e rimango stupito dalla perfezione del tiro, credo di aver trovato la combinazione giusta. Con l’asta più leggera i tiri sono brucianti pur rimanendo potenti, anche il rinculo sembra essere migliorato. In meno di un’ora insagolo 5 prede sparate volutamente a buona distanza. Capisco quindi che 2 circolari da 14 sono perfetti con l’asta da 6,3mm , per un’asta più pesante da 6,5mm ci vogliono probabilmente 3 circolari da 14 ma al momento non ho altro elastico per effettuare questo test.

Una piacevole utilità di un arbalete a doppio elastico da 14 è la possibilità di sparare in tana o in spazi angusti utilizzando uno solo dei due elastici, vista l’esigua forza necessaria è possibile caricare e scaricare uno dei due in pochissimo tempo al momento stesso del bisogno e sparare in pochi centimetri senza il timore di danneggiare l’asta.

Concludendo consiglio il SigalSub Reactive Brown da 14,5 agli utenti di fucili multielastico, sopratutto con arbalete artigiale in legno, dove si possono raggiungere grandi potenze a fronte di un caricamento facile e un rinculo più che gestibile.

Seatec Grotto Evolution 60

Eccoci di nuovo qua, a scrivere di fucili, pinne, e tutto quello che concerne la pesca in apnea.

Questa volta parlerò del nuovo prodotto di casa seatec: il grotto evolution 60.

Parto col dire che questo arbalete non ha proprio nulla a che vedere col vecchio modello se non il nome, per l’appunto “grotto”.

Come già detto è un prodotto totalmente nuovo:

  • ha forme snelle e sinuose, il fusto è a osso di seppia, ed è rivestito in poliuretano espanso per garantirne la galleggiabilità, il guida-asta è integrale…oserei dire che è il “fratellino” dello snake;
  • Il grotto evolution esce nelle misure 50 e 60;
  • L’impugnatura è la VG 09 Silver, tale e queale alla gold: quindi ha le guanciole anatomiche per mano destra o sinistra, a seconda della richiesta al momento dell’acquisto; il congegno di scatto è in acciaio…in definitiva differisce dalla gold solamente per il grilletto, che in questa versione è di plastica;
  • La testata è il modello Eagle: è costruita avvalendosi del nylon caricato, come la testina snake, è di tipo chiuso (quindi col ponticello), è estremamente contenuta, è atta ad alloggiare un solo elastico circolare, ma il foro ha dimensioni generose, come gli elastici che può ospitare; l’elastico è un 19 Ø ambra, particolarmente tirato, e munito di archetto snodato a legare, per aste con tacche;
  • Il fucile in questione ha in dotazione un’asta di derivazione extreme filetta da 6,35 mm con tacche, corredata di fiocina con corpo in nylon a tre punte;
  • infine il “tanaiolo” esce di serie equipaggiato col mulinello, e benchè a molti possa sembrare superfluo su una misura così piccola, personalmente lo ritengo molto utile: può sempre capitare di incontrare una preda corpulenta e di avere in mano un fucile corto, oppure, se colpiamo una preda in tana, e non è possibile il recupero immediato, basta allentare ulteriormente la frizione e risalire per respirare, fare una sosta di recupero, e poi tornare giù e recuperare il pesce in totale sicurezza e senza aver rischiato di perderlo.Comunque questo mulinello è il modello Mini: è simile al tekno, corpo in pvc, capacità 25 mt, guida-filo, e frizione facile da usare con guanti spessi.

E finalmente giungiamo alla prova in mare

Và detto prima di tutto che ho provveduto a sostituire l’asta originale, anche se ottima, con una tahitiana brunita e mono aletta da 6,5 mm x 85 cm, questo perchè secondo il mio modesto parere è un fucile che dispone di tanta potenza da sfruttare, e che esprime il meglio soprattutto col tipo di asta che sto adoperando, un degno “rivale” per il mr. Carbon 61 insomma….

Appena sceso in acqua, si nota subito la facilità disarmante con cui lo si brandeggia, il che è anche comprensibile per un corto, ma con questo arbalete è veramente semplice mirare e sparare d’istinto; si carica tutto sommato con una certa faciltà, nonostante l’elastico da 19 mm piuttosto corto.

In fase di caricamento bisogna prestare attenzione a non pizzicare la sagola, e inoltre ho eseguito l’impiombatura all’asta facendo un’asola generosa, e soprattutto sistemando lo sleeves in modo che stia basso e rasente all’asta.

Un’altra cosa che non và è che l’archetto, durante lo sparo, tocca il ponticello in plastica, e di conseguenza lo segna abbastanza profondamente: è un problema risolvibile con la solita guaina termorestringente, o più semplicemente sostituendo l’archetto standard con uno in dyneema.

Ho iniziato il test facendo un po’ di “tiro sub”, in modo da prendere la mano col nuovo “cannoncino”

I bersagli erano delle tavolette di espanso poste sul fondo a 2,5 mt prima, e oltre i 3 mt dopo.

I lisci sono stati numerosi, colpa ovviamente anche mia, ma non c’è da meravigliarsi vista la ridotta lunghezza dell’arbalete in questione, tuttavia basta farci un po’ di pratica per iniziare a insagolare un po’ di pesce anche a distanze non indifferenti per un fucile così corto, anche in condizioni di visibilità ottimale.

Estremamente apprezzabili sono la stabilità in fase di tiro, soprattutto con un elastico così grosso e tirato, e di conseguenza il rinculo è appena avvertibile e facilmente gestibile.

In futuro conto di provarlo nelle coste battute dal mar adriatico corredato di testata snake, visto che l’attacco dovrebbe essere identico, quindi col doppio circolare da 14,5 e da 16 mm, e con asta da 7 mm…

Per concludere:

questo fucile, specie nella misura da me provata, lo consiglio soprattutto a chi, volente o nolente, pesca nel torbido, in cerca della regina d’inverno: la spigola; o a chi ama razzolare, in cerca di saraghi intanati, corvine, cernie, o anche i più classici pesci da zuppa come triglie o scorfani, senza scordare murene e gronghi.

A chi lo vuole utilizzare anche in tana, consiglio invece di usare un elastico dello stesso Ø ma dalla lunghezza maggiore, altrimenti il rischio è quello di distruggere tahitiana o fiocina al primo impatto con una roccia, con l’ovvia conseguenza di dover ricorrere ad un ulteriore esborso economico.

Alla prossima…

La zavorra del pescasub è un’argomento abbastanza importante e complesso, spesso viene generalizzato o sottovalutato dando come unica soluzione un abbinamento fra muta e quantità di chilogrammi in cintura. In realtà non è così semplice, per avere la nostra giusta misura c’è sempre alle spalle l’esperienza e le prove personali.

Sappiate che non esiste un numero di pesi in particolare per ogni muta, perchè oltre allo spessore del neoprene c’è da conteggiare anche la massa del nostro corpo (o meglio il peso specifico), inoltre i piombi vanno scelti in base alla profondità operativa.

Dobbiamo prima di tutto scegliere il nostro stile di pesca, sapere a che profondità normalmente effettuiamo i nostri tuffi. Più abbiamo intenzione di scendere giù e meno piombo ci serve perchè man mano che aumenta la pressione si schiacciano le microbolle del neoprene (e tutte le cavità che contengono aria, polmoni compresi) quindi diventiamo sempre meno galleggianti, fino ad un certo punto che il processo si inverte e invece di avere una spinta verso la superficie diventiamo “negativi” e veniamo spinti verso il basso.

L’obiettivo ottimale quindi è avere tanto peso quanto basta per essere neutri alla profondità abituale di pesca, dando per scontato che avete una muta intera cominciate con delle prove partendo da terra, procuratevi un po di pesi e magari un amico per darvi una mano, mettete in cintura solo 3 o 4 kg e provate a scendere giù, proseguite quindi aggiungendo o togliendo pesi fino ad ottenere l’effetto desiderato. Attenzione, tutto deve essere realizzato per salire e scendere agevolmente con pochi sforzi, nel dubbio però meglio avere un kilo in meno che uno in più. Questa operazione di regolazione va fatta ogni volta che cambiamo muta, perchè ogni tipo di neoprene ha un diverso coefficiente di galleggiamento. Soprattutto se stiamo passando da attrezzatura invernale a estiva.

Altra buona regola è distribuire i pesi per tutta la lunghezza del corpo, avere solo una cintura carica di piombi oltre che scomodo è anche dannoso per la nostra schiena. Distribuire i pesi fra spalla, vita e gambe ci porterà il notevole vantaggio di scendere e assumere una naturale posizione orizzontale, avere una migliore acquaticità ed evitare la fatica di dover tenere le pinne giù durante un aspetto. Per realizzare una configurazione distribuita sono stati messi in commercio tantissimi prodotti come la cintura, lo schienalino, le cavigliere, ecc. ecc.

La Cintura
Questo è il più famoso e utile accessorio porta pesi per i sub, ne esitono di tutti i tipi ma io consiglio quelle in gomma elastica perchè trattengono meglio i piombi e aumentano il grip con la muta. L’aggancio può essere a fibbia o marsigliese, non ha importaza quale prendete è solo una questione di gusti, entrambi sono facilmente sganciabili al momento del bisogno.

I Piombi
Ne hanno inventato di tutti i tipi, piccoli, grandi, tondi, ecc. ma diciamo che comunemente sono da 1 o 2 chili con l’unica grande differenza che li possiamo comprare nudi o rivestiti in gomma, anche mimetici, che sono più belli ma anche più costosi. Oltre ai piombi fissi è possibile aggiungere in cintura uno o più “piombi a sgancio rapido”.

Piombo a sgancio rapido
Per tutti i pescatori che hanno intenzione di pescare a diverse quote nella medesima giornata esitono questo tipo di piombi facilmente estraibili e sopratutto senza bisogno di aprire la cintura. Non capisco però perchè vengono venduti a più del doppio del prezzo di un piombo comune, infatti molti pescasub esperti armati di pazienza e ingegno se li fanno da soli.

Schienalino
Grazie a questo accessorio possiamo spostare parte della zavorra lungo la spalla fino quasi alla nuca, per lo più è usato nelle pescate invernali con muta da 5 o 7 millimetri, ovvero quando c’è bisogno di avere un bel po di chili addosso e non vogliamo tenerli tutti in cintura. Se vi trovate in negozio provatelo e scegliete il modello che vi sembra più comodo, se avete la muta mimetica probabilmente ci sarà anche lo schienalino della stessa fantasia e marca. Gli schienalini vengono venduti vuoti (a buon prezzo) o con già i piombi inseriti (normalmente fino a 4Kg) e possono essere con le tasche per i piombi strandard (come quelli da cintura) o personalizzati per quel modello specifico. In quest’ultimo caso prima di comprarlo assicuratevi che il negoziante abbia a disposizione anche i piombi specifici.

Cavigliere
Quando scendete le pinne vi portano i piedi su? Ecco! avete bisogno delle cavigliere. In genere sono da 500 grammi per gamba, ma se vi esige li trovate pure da 1 chilo. La maggior parte dei modelli corrisponde in dei sacchetti di neoprene pieni di palline di piombo e si fissano con delle fasce a strappo sulla caviglia. Poi ho trovato in giro anche modelli rigidi plastificati o dei piombi nudi a semicerchio da infilare sotto la muta, tutti gli altri invece si mettono sopra.

Concludendo vi chiedo di gestire con sapienza la vostra zavorra, non esagerate con i pesi, ne troppo ne troppo poco. Prestate sempre attenzione alla sicurezza e testate l’efficacia e la rapidità nel liberarvi da cinture, pesi o qualunque oggetto indossato.

sganciasagola airbaleteCome già detto su questo mio articolo (airbalete 80) e anche provato da Mytom (su airbalete 100), lo sganciasagola dell’airbalete potrebbe (il condizionale è d’obbligo) deviare il tiro in quanto la molla di ritorno automatico è abbastanza dura. Una soluzione semplice è ovviamente quella di rimuovere la molla da sotto il dente sganciasagola, unica pecca è che dopo lo sparo dobbiamo manualmente rimetterlo in posizione (basta un colpetto di pollice).

L’operazione è molto semplice, ingrandite l’immagine a fianco per vedere la posizione del perno, bisogna sfilare il perno dello sganciasagola (aiutatevi pure con un chiodino e un martello), estraete il pezzo d’acciaio lasciando cadere via la molla e infine potete rimontare sganciasagola e perno.

Per i maniaci dei lavori fatti bene consiglio di procurarsi prima delle rondelline molto sottili in modo da riposizionare lo sganciasagola all’altezza voluta ed evitare un po di movimento ballerino del dente interno, potrebbe infatti verificarsi un’apertura non voluta se teniamo la sagola troppo in tensione.

Ecco il video della procedura realizzato da Mytom (pescafacile.com), prezioso amico esperto sui fucili pneumatici, e con il quale stiamo mettendo sotto i ferri questo apprezzato e discusso Airbalete:

Prima di effettuare l’operazione vi ricordo che rimettere la molla a posto non è tanto facile come toglierla, io non ho neanche provato a farlo perchè mi sta bene così però è sempre bene avvisarvi di tutte le eventualità.

C4 Wahoo Brown ‘09

c4-wahoo-brownCiao a tutti i lettori del blog, questa volta tocca alle pinne C4 Wahoo. Inizio col dire come si presentano al primo “impatto” sulla terra ferma.

la prima cosa che salta all’occhio è certamente il design made in c4, in particolare si nota nelle suddette pinne la stretta parentela con le ben più blasonate e performanti mustang, dalla particolare scarpetta al flap.

La differenza principale risiede nel materiale utilizzato per le pale: carbonio per le mustang, e tecnopolimero (in pratica plastica) misto a vtr (fibra di vetro) per le wahoo, e questa differenza si ripercuote, oltre che sulle performance delle pale ovviamente, anche e soprattutto sul prezzo, sia chiaro però che le mustang sono pale ideate e pensate per la pesca su medio e alto fondale…

Ritorniamo alle wahoo: nella confezione troviamo le pale già montate sulle scarpette, il laccio elastico, e l’ago per passare quest’ultimo nei fori delle scarpette.

Il laccio in dotazione serve per regolare le scarpette, soprattutto in base allo spessore dei calzari che andremo a utilizzare, certo non permette di avere una o due taglie in più, ma consente quelle piccole regolazioni che permettano alla scarpetta di calzare in maniera ottimale.

Passare questo laccio nelle scarpette è semplicissimo e richiede pochi minuti, è un po’ come mettere i lacci nelle scarpe di tutti i giorni: praticamente quà dobbiamo passarlo nei fori, con l’ausilio dell’apposito ago, partendo dal basso, i due capi devono incrociarsi negli ultimi fori(sempre in basso), fatto questo basta fare un semplicissimo nodo bandiera, o qualcosa di simile, per non farlo sfilare, ora bisogna bloccare il laccio con una goccia di attack sui due nodini.

Ora siamo pronti per andare in acqua.

Analizzo un po’ quali sono secondo me pregi e difetti:

Pregi:

  • partiamo con le pale: pur essendo piùttosto morbide spingono veramente bene per essere di plastica e dalla durezza medium, e non si avvertono problemi a contrastare la corrente pur mantenendo una pinneggiata molto soft;
  • l’effetto “derapage”(in pratica quando le pale derapano, sbandano, ecc.) direi che non lo si avverte quasi, merito dei profili, detti water rails, molto pronunciati;
  • benchè non mi possa ritenere profondista, le batimetriche a cui queste pinne rendono meglio per spinta, “sia all’andata che al ritorno”, sono dai 5-6 fino ai 20 mt e qualcosa oltre, le prove più fonde le ho effettuate scendendo lungo il cavo. Fino a queste profondità non mi hanno dato il benchè minimo motivo per lamentarmi, certo non è carbonio, ma se non sei un abituè dei fondali alti, secondo me sono una scelta molto validà, oltre non le ho ancora provate, forse quando mi riterrò più preparato fisicamente e mentalmente…
  • la scarpetta è il punto forte: molto morbida, e bene o male si adatta alla perfezione al piede, la calzata è abbastanza rapida in acqua…insomma, ti ci adatti senza particolari patemi…
  • poi, essendo intercambiabili è sempre possibile montare altre pale, purchè siano tagliate per queste scarpette… ad esempio si possono montare pale c4 in carbonio per i periodi in cui le quote operative si fanno più importanti o per quando si sia acquistata una certa esperienza, comunque vale sempre quel discorso che le pale devono essere tagliate per le scarpette di casa c4.

Difetti:

  • ho trovato i profili decisamente morbidi, e di conseguenza un tantinello delicati, tuttavia ormai sono due anni che uso queste pinne, e finora non mi hanno dato problemi di sorta;
  • la pinneggiata deve essere abbastanza precisa rispetto ad altre pale, e quest’ultime(sempre rispetto ad altri plasticoni) sono un pò delicate, ma finchè non si usano per camminare in spiaggia, nessun problema…Le sconsiglio anche per nuotare tra le dighe frangiflutti.

Ultima cosa: per quanto riguarda la tg., io porto il 42 ½, al max 43, e ho preso le scarpette n. 43-44, e con calzari da 2,5, e fatte le opportune regolazioni con i lacci, mi vanno alla perfezione.

Alla prossima…

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